domenica 7 febbraio 2010

Tutto quello che avreste sempre voluto chiedere allo schermo... e che non saprete mai!

Non ditemi che non è così anche per voi.
Non venitemi a raccontare che, soli soletti, nel silenzio delle vostre pareti domestiche, dopo aver abbassato tutte le tapparelle, non lo fate anche voi.
Non ci sono scuse, nè per voi, nè per me. Lo facciamo tutti, non c'è nulla di cui vergognarsi.

Tutti parliamo col televisore!

E non mi riferisco soltanto alle forme di protesta casalinga più o meno rumorose contro l'ultima panzana del Tiggì o verso l'ennesima replica dell'avvocato Matlock che, coi suoi completini carta da zucchero, ci ha veramente prosciugato... ogni capacità di sopportazione.
Mi rivolgo a voi, cinefili impenitenti, che trascorrete le vostre serate di fronte alla videoteca (fisica o virtuale che sia) col ditino sul mento a fare su e giù mentre decidete quale sarà la pellicola che vi accompagnerà, indecisi se rivedere per la quinta volta Million Dollar Baby o dare una seconda possibilità a Betty Love (no, non fatelo).

Per voi, di seguito un personale elenco con alcune domande che, negli anni, mi sono posta a più riprese, non trovando ovviamente replica per soddisfare la mia morbosa curiosità.
Non sarà necessario citare i film a cui mi riferisco, confido nella vostra cooltura e, anzi, sarei ben felice che questa lista venisse arricchita dalle vostre, se ne avete, domande-che-cadono-nel-vuoto, per abbracciarci tutti in questo straordinario mondo di gente, che non ha niente di meglio da fare!


Ordunque, mi accingo:

1. Com'è possibile che, pur dormendo profondamente, non si sia reso conto che gli stavano mettendo una testa di cavallo nel letto? Una testa di cavallo perdindirindina! In mezzo alle coperte!

2. Occhei, occhei. Mi va bene tutto, accetto tutto. La realtà non è quella che vediamo, è solo un'invenzione, una creazione partorita dalle macchine e blah blah blah... però gli occhiali non stanno su da soli, senza stanghette! Specie se a testa in giù, dietro la parete del gabinetto!

3. Metà uomo e metà vampiro ci può stare. Tutti i poteri e zero difetti ci può stare. Nero, ci può anche stare, tanto di questi tempi il genere offre alternative ancora più assurde. Ma la pettinatura da Vanilla Ice perché? Perché?!

4. Ma Milla Jovovich ci è o ci fa?

5. Ma se il mondo deve finire in 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi, cosa c'entra il motore dell'aereo? e il coniglio? e i viaggi nel tempo? e la vecchia pazza? e il tubo trasparente che esce dalla pancia? Ma soprattutto chi, cosa, come e dove?? E cosa ci fa Patrick Swayze lì, invece di ballare proibitamente?


Per il momento non ne aggiungo altre.
Sono sicura che anche voi, nella vostra longeva vita da cineamatori, avete accumulato frustranti domande migliori o peggiori di queste, ma come me avete la consapevolezza che nessuno mai busserà alla vostra porta e risponderà, donandovi finalmente il privilegio di dormire sonni tranquilli.

Post della domenica, post in scioltezza. Non voglio creare troppo scompiglio ai passanti e che non si dica che la Cyb è diventata seria!

martedì 2 febbraio 2010

Mi raccomando: tutti vestiti bene - David Sedaris

"Uno scrittore esilarante, commovente e tenero". Così almeno lo descrive il New York Times, come da copertina allegata. Come commento conciso direi che ci siamo, anche se devo ammettere che il bollino rosa, appiccicato sul fianco della Barbie, fa molto provincialotto, molto kitch e anche un po' autoreferenziale.

Ma questo a David Sedaris non deve dare molto fastidio, non fosse per altro che il rosa, probabilmente, è il suo colore preferito!
Perchè questo scrittore, del quale non ho vergogna di ammetterlo è il primo libro che affronto, è gay e lo dichiara quasi subito, all'inizio con esilaranti accenni e più avanti con piacevoli ammissioni riportate qua e là, fino ad arrivare a veri e propri episodi di spassosa quotidianità.

E' un libro semplice. Ci accompagna attraverso ventidue capitoli nella vita ironica e disincantata di una famiglia americana, dagli anni 'sessanta a oggi. Un quadro dipinto con le dita di un bambino che imbratta la tela con allegria e affetto e poi, da adulto, i particolari aumentano, i volti si intuiscono meglio, le personalità si definiscono.

Un pittore, Sedaris, che esprime con quest'opera la piccola epopea della normalità, ascese e tramonti osservati con gusto satirico e pungente, e riesce, tra una risata e l'altra, ad ammorbidire il lettore con pennellate di spontaneo amore.

La famiglia Sedaris è pazza.
Padre, madre, le quattro sorelle e il fratello. Almeno agli occhi dello scrittore che ce li descrive di racconto in racconto come stralunati, eccentrici, forse un po' borderline, tanto che nasce davvero il desiderio di saperne di più, al di là degli sporadici momenti, espressi sempre con penna sardonica ma affettuosa. Traspare chiaramente il legame che unisce David alla famiglia, superando le spietate battute sulla sua omosessualità, sulla pedanteria e sulla banalità, che spiccano al confronto di parenti così stravaganti.
Ma è un gruppo compatto che, nonostanze le distanze geografiche, rimane in contatto negli anni tramite i classici ritrovi - matrimoni e nascite ovviamente fuori dal normale - che Sedaris non perde occasione di narrarci, approfittando, come dichiara apertamente, dei segreti più intimi di fratelli e sorelle per mettere in atto scenari che rubano al lettore ben più di una genuina risata .

Ma è sempre un ridere confortevole (familiare?), conosciuto, qualcosa che supera il livello esteriore e superficiale di comicità; è il fattore consolatorio che mette a proprio agio e leggendo non è possibile esulare da considerazioni personali, finendo per sentirsi coinvolti in situazioni che, proprio lontane dalla nostra vita, non sono.
Ci si chiede come sia riuscito, soprattutto nella parte relativa all'infanzia, a ricordare e a descrivere gli avvenimenti, come realmente si sono verificati, con minuzia di particolari sulle riflessioni interiori caratteristiche di una determinatà età e di un preciso momento storico, senza perdere di credibilità, senza cadere nell'errore di confondere realtà con fantasia e trasmettendo perfettamente quel senso del vero, di cui già prima accennavo.

Ne viene fuori un piacevole contesto in cui si intravedono le classiche tinte dell'America degli anni '60, di famiglie borghesi ma non agiate, di immigrati che si integrano, ma sempre con il dovuto distacco, con la particolarità che i protagonisti, per motivi non chiariti, sono costretti a traslochi, anche solo di qualche "miglio", più volte l'anno, di case di periferia con giardinetto e di domeniche al mare con la station wagon.
Uno sfondo che, ormai, abbiamo imparato a conoscere e ad accettare quasi come nostro, abituati da decenni di film e sit-com dedicati a un periodo vivace ed essenziale, racchiuso nel cuore di una generazione di molti americani che ancora vi trovano ispirazione.

Non è infine da sottovalutare il fattore "omosessualità" che, non fraintendetemi, interviene aggiungendo alla già palese comicità quel pizzico di leggerezza e bizzarria tipiche di alcune persone, il tutto in naturale autoironia e consapevolezza, mischiate a una goffaggine quasi tenera.

Questo signor Sedaris ha soddisfatto la mia curiosità iniziale, donandomi piacevoli momenti di una lettura fresca e lineare, sensibile e spontanea e, anche se il finale risulta essere troncato - perchè di un libro fatto di episodi di vita non si può trovare una conclusione, magari un seguito - non concedendo quel tanto abitudinario bisogno di quadratura del cerchio e di "confezionamento" che regalano, agli avidi di perfezionismo come me, il sospiro di sollievo che accompagna volentieri la chiusura di un libro.

lunedì 1 febbraio 2010

Il Quarto Tipo


Genere: Thriller
Anno: 2009
Nazione: U.S.A.
Regia e sceneggiatura: Olatunde Osunsanmi
Attori: Milla Jovovich, Will Patton
Trama:

Nel 1972 fu stabilita una scala di misura per gli incontri con gli extraterrestri. Il semplice avvistamento di un UFO è chiamato incontro ravvicinato del 1° tipo, la raccolta di elementi di prova è del 2° tipo, il contatto diretto con gli extraterrestri è definito incontro ravvicinato del 3° tipo. Il livello successivo, quello del rapimento, è un incontro ravvicinato del 4° tipo. Alaska, ai giorni nostri. Dagli anni 60 si sono verificati tantissimi casi di sparizioni misteriose. Nonostante le molteplici investigazioni del FBI, nessun caso è mai stato risolto. La dottoressa Abigail Tyler, psicologa, comincia a videoregistrare le sedute con pazienti traumatizzati e comincia a scoprire le più inquietanti prove di rapimenti alieni mai documentate.

Montaggio interessante.
Non si capisce perché, a un certo punto, non facciano dire a Milla "... perché io valgo!".

giovedì 21 gennaio 2010

Canzoni fique, epperò... Part 2


R.E.M. - IMITATION OF LIFE (Imitazione della vita)


Dai su, lo sappiamo bene tutti che non si dice "rem", si dice "ar i em", come abbiamo imparato dopo l'avvento dei Vee-jay della Mtv. Sì, è grazie a quei guru del POP infatti, che ogni volta che pronunciamo il nome di questo gruppo ci dobbiamo vergognare e dobbiamo correggerlo subito, è successo anche con gli "U due". Lo sappiamo tutti no? Si pronuncia "IU ciù".
Occhei, ora che abbiamo chiarito questi importanti dilemmi di pronuncia e abbiamo fatto contenti tutti, in particolar modo Paola Maugeri, ché sennò si offende, possiamo passare alla canzone che, tengo a precisarlo, è una delle mie preferite della band.

Gruppo statunitense nato nel 1980 e di cui tutt'ora fanno parte i membri originari (eccezion fatta per il batterista Berry che abbandonò dopo un aneurisma che lo mise in pericolo di vita) e che ancora oggi, seppur con alti e bassi, in un certo senso si difende sostenendo uno stile musicale e una cultura indie senza troppo adagiarsi su di una carriera costellata di enormi successi.
Credo che chiunque, senza dover essere per forza un fan, abbia incrociato sulla propria strada questa band e le sue sonorità e non abbia potuto fare a meno di soffermarsi ad ascoltare.

Di sicuro stiamo parlando di complesso in grado di esprimere la propria personalità artistica attraverso molteplici forme, sostenuto in gran parte da un carismatico leader, attivo dal punto di vista musicale sotto diversi aspetti, ma anche interessato e impegnato fruitore della sua conoscenza ed esperienza in campi artistici che si distaccano dall'opera musicale in se stessa.
Personalmente, anche se negli ultimi anni ho abbandonato il trasporto nei confronti dei R.E.M., considero questi ultimi una rara eccezione nel panorama artistico americano che di solito io non ammiro molto e anzi, a mio parere, si avvicinano molto di più a uno stile e a un certo tipo di presa di posizione anglosassoni.

La canzone in questione è relativamente recente, facendo parte dell'album Reveal del 2001, e porta con sè, come spesso accade nei motivi dei R.E.M., un'aria spensierata mischiata in modo esemplare alla malinconia, sottolineata dalla voce di Michael Stype che, con le sue note alte quasi a gola soffocata, crea spesso questo effetto sofferto e consapevole allo stesso tempo.

Il video poi (riportato sotto il testo, ma ahimè privo di sonoro per mancanza dei diritti) diretto dallo stesso cantante è un esempio di quello che dicevo prima, ossia di come questa band, ormai trentenne, riesca a discostarsi volontariamente da classificazioni e generalizzazioni di massa sfornando anche video non ordinari.E' una continua manipolazione del tempo, atta a sottolineare ed evidenziare particolari di una scena abbastanza sterile e banale di un barbeque all'americana, dove il piacere dello spettatore sta nello scoprire chi fa cosa, chi si diverte un mondo, chi in realtà vorrebbe stare da tutt'altra parte. Ed è divertente come uno di quei libri di Dov'è Wally, in cui vi sfido a trovare la scimmietta!

E adesso, eccovi il testo incriminato, provare per credere!


Sciarade, abilità popolare
giaciglio d'acqua, il cui nome deriva da un poeta
imitazione della vita
come un koi nello stagno gelato
come un pesce rosso nella boccia
non voglio sentirti piangere

è canna da zucchero che sapeva di buono
è cannella è Hollywood
dai, nessuno ti vede tentare

tu vuoi il massimo
il massimo da quando il pane è stato tagliato a fette
tu hai tutto, nella misura in cui lo vuoi
come una sfilata di moda del venerdì di una teenager
gelando in un angolo
cercando di non mostrare i propri tentativi

è canna da zucchero che sapeva di buono
è cannella è Hollywood
dai, nessuno ti vede tentare

non voglio sentirti piangere

questa canna da zucchero
questa limonata
questo uragano, non sono dispiaciuto
dai, nessuno può vedermi piangere
questa tempesta luminosa
questa ondata di marea
questa valanga, non sono dispiaciuto
dai, nessuno può vedermi piangere

è canna da zucchero che sapeva di buono
è ciò che sei, è ciò che potevi
dai, nessuno può vedermi piangere


domenica 10 gennaio 2010

La Guerra dei Roses

Nazione: USA
Anno: 1989
Regia: Danny DeVito
Sceneggiatura: Michael J. Leeson
Protagonisti: Michael Douglas, Kathleen Turner, Danny DeVito

Il film narra la storia di una coppia apparentemente perfetta che dopo il matrimonio comincia a traballare. Andando avanti col tempo i piccoli battibecchi di ogni giorno portano alla decisione dei due di divorziare. In fase di divorzio però entrambi vogliono tenersi la splendida casa acquistata subito dopo il matrimonio e tale contesa li costringe a continuare a convivere sotto lo stesso tetto in quanto nessuno dei due vuole lasciare la casa all'altro. La convivenza è causa di liti sempre più furibonde che li porteranno a danneggiare la casa stessa e a morire.

"Un civile divorzio è una contraddizione in termini". (Danny DeVito)
Potrebbe essere questo il modo più esatto di riassumere il succo del geniale parto dell'allora lungimirante mente di Danny DeVito che, anche in questa occasione, si pone dietro e davanti alla macchina da presa, dirigendo in maniera brillante e senza sbavature e interpretando nella giusta misura una piacevole combinazione di stili quali la commedia, il noir e il dramma.
Proprio DeVito, nelle spoglie di Gavin D'Amato, avvocato divorzista e amico di famiglia, veste i panni di un moderno cicerone guidando lo spettatore - che non potrà fare altro che rimanere a bocca aperta - negli oscuri meandri della vita coniugale dei Rose fino alla relativa, tragica conclusione.


Ed è proprio grazie a questo io narrante che conosciamo a fondo la storia della famiglia Rose, dal primo, romantico incontro dei due protagonisti, per tutta la durata del matrimonio che idilliaco non appare già più, dopo solo alcuni minuti dall'inizio della pellicola. Non si risparmia, infatti, fin dalla partenza la dose di humor nero tanto apprezzata nei film dell'epoca e che oggi, invece, pare essere monopolio di serie televisive e cartoons più o meno sfacciati. Non è un caso, probabilmente, che tra i produttori della Guerra dei Roses vi sia un imberbe James L. Brooks (proprio lui, quello dei Simpson), il quale già assaporava un certo stile che lo avrebbe distinto poi nel futuro.


Il titolo della commedia non è un caso. Il matrimonio è una guerra. Una dura e sporca battaglia tra i sessi, i ruoli, che non dà respiro fino a che, uno dei due "nemici" non l'abbia vinta. Difatti, si viene trascinati di forza all'interno di una lotta che, in apparenza non ci riguarda, ma che ci costringe, di volta in volta, ad assegnare torti o ragioni prima all'uno e poi all'altro protagonista.
Un crescendo di vendette e ritorsioni, morali e fisiche, delle quali diventano strumento lo stesso letto coniugale, il fornelli, auto di lusso e perfino gli animali domestici, fino a far perdere di vista a entrambi i contendenti le ragioni, più o meno valide, più o meno esistenti, del loro diverbio.


Sta tutto qui il divertissement degli autori. Nell'alimentare una lotta intestina tra le più goduriose di tutti i tempi, che fonda le proprie radici nella più antica faida che esista: uomo e donna, moglie e marito. E nel fare questo, coinvolgono lo spettatore non solo chiamandolo in causa, ma trasformandolo in vero e proprio giudice della partita, senza dimenticarsi, però, di assestare l'ultima stoccata finale: la morale.
Essì, perchè l'atto sadico e insieme ironico, dei creatori della vicenda, non si compie soltanto attraverso l'amara conclusione a cui assistiamo increduli, ma riversa il suo cinismo spietato nel tramutare un perfetto esercizio di stile, qual'è questo film, in una derisione nei confronti dello status di matrimonio e di vita coniugale, camuffata attraverso il docile consiglio dell'avvocato DeVito.


E' così che noi, come il taciturno cliente seduto nello studio fin dall'inizio, non possiamo far altro che alzarci e plaudere a cotanta sfrontatezza, di fronte alla quale, però, rimaniamo disarmati.

sabato 9 gennaio 2010

FUN COOL - IV Edizione



Con qualche giorno di ritardo - ma non pensate male, sono tutte strategie di marketing studiate a tavolino - pianto anch'io il cartello pubblicitario sul mio piccolo giardino web, pronta a sponsorizzare, come una novella venditrice di case, il PRIMO CONCORSO PIU' FIGO DEL WEB!

Sì, perchè il suo folle ideatore si ostina a definirlo il SECONDO concorso più figo del web ma, diciamocela tutta, sappiamo tutti che così non è, almeno da quando questa spietata competizione ha messo piede nel favoloso mondo dell'informaticiticiticizzazione!
E allora cosa aspettate a farvi avanti?!
Può essere l'occasione per vincere favolosi premi, come i meravigliosi libri che sono in palio o addirittura, insistendo un sacco, passare l'intera giornata con Gelostellato e magari toccarlo anche!

Io ci sarò, e sicuramente moltissimi altri; l'affluenza quest'anno sembra già altissima e la concorrenza agguerrita come non mai, perciò perchè privarsi dell'occasione di accapigliarsi virtualmente con un mucchio di altra gente, senza dover poi ricorrere ai cerotti?!
Allora su, spremetevi le meningi e sfornate il più bel RACCONTO IN UNA FRASE che si sia mai visto e iscrivetevi seguendo le istruzioni che trovate QUI!

E' facile, economico e, se arrivate ultimi, diventate più fighi dei primi, almeno ai miei occhi!
Non c'è altro da aggiungere, se non: ci vediamo tutti a FUN COOL!!

lunedì 4 gennaio 2010

Sweating Gold


... che letteralmente significa "sudando/sudare oro", anche se il traduttore on-line mi indica "oro di traspirazione".
Comunque, in entrambi i casi, secondo me, è una frase interessante e lo è ancora di più se si parla del titolo di un album. Si tratta infatti del debutto ufficiale (non ancora in commercio) di un gruppo al quale sono particolarmente affezionata: i Doyle.

Da qualche anno viaggiano sulla scena musicale andergraund italiana e sono sopravvissuti a qualche cambio di nome e a qualche variazione significativa di formazione che, nell' ultimo paio d'anni hanno permesso un lento, ma inesorabile, sviluppo artistico.
Doyle (perchè loro amano definirlo in terza persona) nasce e cresce a Vicenza intorno al 2006 dopo la fortunata esperienza del precedente progetto Sushiside, intraprendendo inizialmente l'inevitabile percorso live in svariati locali e manifestazioni, per poi concentrarsi sul lavoro in studio per la creazione, appunto, del primo lavoro ufficiale, che stiamo tutti attendendo con fervore.

Perchè ve ne parlo in modo così personale? Innanzitutto perchè sono degli amici, in particolare il signor batterista (Sir Drum per la precisione) e perché credo fortemente che siano validi. Le loro radici fondano su una cultura musicale che va dai Placebo ai Muse, dai Depeche Mode ai Carpark North, Our Lady Peace, Smashing Pumpkins e molti altri e, sicuramente con dei doverosi distinguo, queste basi hanno permesso loro la crescita e la creazione di uno stile rock accattivante, fatto di melodie eleganti ed elementi elettronici.

I persecutori di questa coraggiosa impresa sono, nell'ordine:
Federico Rodighiero: basso
Andrea Giuriato: batteria
Lorenzo Menato: tastiere
Andrea Brigo: chitarre
Edoardo Piubello: voce

Si parla di gente del mestiere, che suona da sempre e che con passione porta avanti un'interessante e innovativa proposta che in Italia, almeno tra le alte sfere, è difficile ritrovare e - nella solita retorica controsistemica che però è necessaria - spesso viene snobata da chi muove le fila di questo enorme teatro.
Nell'augurarmi l'imminente uscita del disco, lascio qui alcuni linki importanti per chi volesse saperne di più, assieme al video promo del sopracitato lavoro. Buon ascolto!

blog di doyle: blogofdoyle.blogspot.com (presente anche nel mio blogroll)